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Itinerario salentino

 

Campagna salentina nei pressi di Ostuni

Campagna nei pressi di Ostuni (Brindisi)

Escursione nel Salento in due giorni


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Obiettivi: una visione globale sul turismo e urbanizzazione nella fascia costiera; agricoltura; geografia urbana e sociale di Lecce; zone umide.

1° giorno

Itinerario: Bari - Brindisi - Lecce - Leverano - Porto Cesareo - Santa Caterina - Santa Maria al Bagno - Gallipoli (circa 210 km).

Si lascia Bari percorrendo il lungomare; il tratto extraurbano dimostra pale­semente, per l'evidente stato di abbandono, la perdita d'importanza rispetto al passato, quando rappresentava l'unica via d'accesso per chi proveniva da Brindisi e Lecce.

Attraverso una rampa ci s'immette sulla tangenziale e si procede verso SE seguendo la SS l6, superando Torre a Mare, ex frazione e attualmente quartiere di Bari oltre che tradizionale cen­tro di soggiorno balneare, Mola di Bari importante centro peschereccio, Polignano a Mare, pittoresco paese sorto su un'alta scogliera strapiombante sul mare, Monopoli, grosso centro peschereccio, industriale e commerciale.

Si tratta di un'area densamente abitata, con un valore medio di oltre 900 ab/kmq, rientrante nell'humland, cioè nell'area di attrazione più immediata di Bari; il susseguirsi di villette, residence, stabilimenti balneari, depositi e piccoli stabilimenti industriali ha sottratto molto spazio alle attività agri­cole, dando vita a un uso concorrenziale del suolo e a una crescente privatizzazione della costa.

Si abbandona quindi la SS l6 piegando a sinistra per la litoranea, a po­chi chilometri dalle rovine di Egnazia e costeggiando i centri balneari di Savelletri e di Torre Canne, ambedue nel territorio del comune di Fasano. Egnazia, un importante centro della Puglia messapica prima e romana poi, era uno dei porti più frequentati del Mediterraneo e, trovandosi sulla via Traiana, godeva di notevole floridità economica comprovata dalla ricchezza delle tombe scoperte.

Essa fu distrutta probabilmente dai Vandali di Genserico nel 455 e 456 o da un terremoto o maremoto negli stessi anni e poi definitivamente dai Goti nel 544; gli abitanti scampati si sparsero nell'immediato entroterra, incrementando gli insediamenti rupestri, abitando le lame e dando vita a casali di nuova fondazione. Torre Canne è sede di un importante stabilimento termale, organizzato secondo i criteri sanitari più attuali e senzaltro da considerarsi il primo in Puglia.

Percorsa la lunga circonvallazione fasanese, il paesaggio agrario cambia in quanto gli oliveti e i frutteti si diradano a vantaggio dei seminativi sia asciutti che irrigui. E' proprio di questi ultimi anni lo sviluppo di un'agri­coltura commerciale favorita dai complessi turistici realizzati; ciò non toglie che il paesaggio costiero è stato profondamente modificato e non di rado sottratto alla fruizione della collettività.

Si procede non senza prima aver notato la progressiva scomparsa del gra­dino murgiano che fa luogo a un paesaggio sempre più pianeggiante; dopo aver costeggiato l'ex base militare della N.A.T.O., si raggiunge Brindisi, con una serie di curve a largo raggio. Percorrendo la circonvallazione si notano il primo quartiere ("Libertà") e il secondo di recente costruzione ("S. Elia"), quest'ultimo al di là della circonvallazione; subito dopo aver percorso la rampa con cui si accede alla superstrada per Lecce si pongono in evidenza sulla sinistra gli impianti industriali del petrolchimico.

La superstrada che conduce a Lecce (33 km) attraversa zone di notevole valore agricolo; è un susseguirsi di oliveti e vigneti ad alta produzione. Invece, l'utilizzazione turistica della costa che si sviluppa pochi chilometri a ovest della superstrada è del tutto irrilevante, a parte qualche caso e per giunta deprecabile (v. Casalabate); la posizione interna dei centri ha fatto in modo che storicamente la fascia costiera fosse poco popolata, anche perché di scarsa portuosità e in passato malarica, sicché ancor oggi risulta l'area meno abitata dell'intero Salento.

Si giunge a Lecce, dopo aver costeggiato l'area di sviluppo industriale ricadente nel territorio comunale di Surbo, essendo questo un'enclave dell'area comunale del capoluogo.

Usciamo da Lecce prendendo la strada per Arnesano e costeggiamo l'ex collegio Fiorini, sede di un campus universitario (Ecotekne); le cospicue forme d'insediamento sparso in villini e a verde attrezzato tradiscono la vicinanza di Lecce. D'altra parte Arnesano con Monteroni, S. Pietro in Lama, Lequile, Cavallino, Lizzanello, Surbo, Trepuzzi, configura una serie di piccoli centri disposti ad emiciclo attorno al capoluogo, alcuni anche sede di attività industriali, dai quali hanno origine notevoli flussi pendolari sia di studenti (Lecce ospita, oltre alcune Facoltà Universitarie, anche scuole di ogni ordine e grado, comprendendo tra queste la Scuola Superiore di Servizio Sociale, l'Accademia di Belle Arti, il Liceo Musicale, il Liceo Artistico), che di lavoratori, questi ultimi specie a carattere impiegatizio.

Costeggiando il velodromo e superato il bivio per Leverano, lo sfruttamento agricolo si fa più intenso, come nel caso del territorio comunale di Leverano, ove negli ultimi anni, alle tradizionali colture salentine (vite e tabacco soprattutto), si sono aggiunte colture in serre, tanto da far diventare quest'area la più importante per la floricoltura nell'ambito provinciale. Questo sviluppato settore primario è opportunamente integrato da industrie a carattere alimentare (stabilimenti vinicoli e conservifici) con prodotti che all'ottima qualità (D.O.C. Rosso Leverano) aggiungono una buona commercializzazione.

Si lascia Leverano e ci si dirige verso Porto Cesareo, comune autonomo dai primi anni '80 (precedentemente il territorio era inglobato a Nardò) situato su un arenile dalla bianchissima sabbia parallela­mente al quale di succedono isolette coperte di vegetazione; centro balneare e peschereccio molto caratteristico, ha subìto una vera e propria aggressione edilizia, caotica e improvvisata, la quale ha fatto scempio delle risorse paesaggistiche compromettendole in modo irreversibile.

Usciamo da Porto Cesareo percorrendo la litoranea e costeggiamo la località di S. Isidoro, sede di un importante impianto di depurazione di frutti di mare.

Dopo S. Isidoro la costa si fa più alta con fondali più profondi per poi abbassarsi di nuovo ed intercalando tratti sabbiosi. Torre Uluzzo, con le sue testimonianze paleobotaniche e paleozoologiche emerse nelle campagne di scavi condotte dal Borzetti Von Lowenstern e dal Palma di Cesnola, decisive per il nascere di una cultura uluzziana; Porto Selvaggio, comprendente circa duecento ettari di verde strapiombanti sul mare, i quali hanno dato origine ad un conflitto di competenze amministrative risoltosi con un decreto regionale che lo sotto­pone a vincolo paesaggistico; S. Caterina, immersa nel verde e S. Maria al Bagno, di più vecchio insediamento ed unica località abitata da una piccola comunità anche d'inverno, ambedue marine di Nardò (il secondo centro provinciale dopo Lecce per ampiezza territoriale e demografica), le Quattro Colonne, Lido Conchiglie, Rivabella con i suoi edifici in stile cittadino, rappresentano le mete naturali ed antropiche di questo tratto di costa (oltre 30 km) che va da Porto Cesareo a Gallipoli, frequentate e rese convulse per circa due mesi all'anno (luglio e agosto) da una moltitudine di fruitori tra utilizzatori di seconde case, clienti d'alberghi e pensioni e campeggiatori.

Percorrendo un piccolo tratto della SS 101 si giunge a Gallipoli (19.526 ab. al 25.10.198l), centro d'origine greca che ha conservato la sua importanza durante lunghi periodi storici, in quanto la posizione geografica ne ha fatto uno dei mercati mediterranei più attivi per il trasporto via mare di grano, dell'olio di oliva, depurato nei pozzi di pietra viva di cui è sforacchiato il borgo me­dievale (un'isola congiunta alla terraferma da un ponte) e di vino. Attualmente, oltre a quelle descritte e alla altrettanto tradizionale attività peschereccia (è ai primi posti tra i porti pescherecci italiani), Gallipoli ha dato notevole sviluppo all'attività turistica, purtroppo con episodi deprecabili dal punto di vista edilizio.

Itinerario : Gallipoli - Galatina - Maglie - Tricase - Castro - S. Cesarea Terme - Otranto - Laghi Alimini - Le Cesine - S. Cataldo - Lecce (280 km circa)

Lasciamo Gallipoli e attraversando Galatone con il suo bellissimo Santuario del Crocefisso della Pietra, ci dirigiamo a Galatina tradizionale centro agricolo ed industriale e sede di una fiera annuale dell'artigianato. E' una cittadina che presenta il vecchio centro storico ancora discre­tamente abitato, con un patrimonio artistico impreziosito dal­la chiesa di S. Caterina, la maggiore emergenza figurativa del quattrocento salentino.

Dopo aver costeggiato un grosso cementificio (Colacem, ex Fedelcementi), l'unico della provincia, ed attraversato Corigliano d'Otranto, c'immettiamo sulla SS 16, il principale asse di comunicazione che congiunge Lecce con Maglie e la parte estrema del Salento (il Capo). Siamo molto vicini a quell'area in cui s'insedia­rono gruppi d'origine greca (la cosiddetta Grecìa Salentina); la toponomastica lo indica chiaramente (Calimera, Castrignano de' Greci) e del resto fra gli abi­tanti, specie gli anziani, è ancora diffuso un dialetto greco chiamato griko.

Maglie con un territorio comunale poco ampio e poco adatto alle colture, deve la sua preminenza nell'ambito della rete urbana provinciale (ovviamente do­po il capoluogo), alla posizione geografica e pertanto ha sempre svolto un ruolo essenziale riguardo al Salento meridionale particolarmente nel settore terziario (commercio, servizi scolastici e amministrativi, ecc.), senza trascurare l'industria manifatturiera; rilevante anche il ruolo svolto dal Museo comunale di Paleontologia, che raccoglie esemplari di fauna pleistocenica e numerosi reperti archeologici, da associazioni culturali, ecc.

Lasciamo Maglie e percorriamo la SS 275 verso S, trovandoci proprio al centro della cosiddetta frammentopoli che caratterizza la parte centro-meridionale del Salento (in modo più marcato il versante adriatico): si tratta di centri abitati che si succedono a brevissima distanza con dimensioni comunali e demografiche abbastanza ridotte. Al contrario di quanto si verifica lungo la costa, non vi sono però segni evidenti di espansione edilizia, sicché ne risulta una certa staticità nella fisionomia dei paesi: case biancheggiate con cura, ma vecchie e spesso prive di servizi essenziali; la popolazione, stazionaria o in diminuzione per i consistenti flussi migratori fino ai primi anni '70, va lentamente rinsan­guandosi per una notevole immigrazione di ritorno.

In verità, pur essendo questa da sempre l'area economicamente meno progredita dell'intera provincia per le scarse risorse agricole (si tratta per lo più di seminativi poveri con rocce affioranti), si sono andate sviluppando attività artigianali con manodopera prevalentemente femminile - in buona parte economia sommersa - che, insieme alle forme di assistenza statale contribuiscono ad inte­grare i redditi familiari e quindi a frenare i flussi migratori.

Il territorio provinciale leccese è andato perdendo negli anni la tradizionale fisionomia agricola, assumendo dei connotati economici più diversificati, tenendo conto anche dello sviluppo del settore terziario.

Ma torniamo al nostro itinerario e giunti a Montesano, giriamo a sinistra abbandonando la statale, pervenendo dopo 4 km a Tricase, ridente cittadina, centro scolastico ed amministrativo rilevante sede del Palazzo Gallone, trasformazione d'un castello trecentesco di notevole mole. Oltrepassata la Ser­ra scendiamo verso Tricase e ci immettiamo sulla litoranea che conduce da S. Ma­ria di Leuca ad Otranto (SS 173). Essa può essere considerata una delle strade costiere più belle d'Italia con un mare dalle luminescenze più straordinarie e con piccoli appezzamenti recintati da muretti a secco; spesso compare, fra il nocciolo e il carrubo, un'abitazione bianca di calce a forma di tronco di pira­mide, a carattere temporaneo. Oltrepassiamo Marina di Andrano e, sempre seguendo la litoranea, incontriamo delle insenature bellissime (v. Acquaviva), circondate da ville in stile mediterraneo, costruite proprio sulla scogliera, che sottraggono in tal modo la fruizione del mare alla collettività; in Puglia purtroppo ciò si ripete spesso.

Attraversiamo Castro Marina, dal '75 assurto a comune autonomo: è abbastanza significativo che su quattro comuni di nuova istituzione in Puglia (gli altri sono Zapponeta in provincia di Foggia, S. Cassiano e Porto Cesareo nella stessa provincia), per l'appunto due (Porto Cesareo e Castro) abbiano posto come fondamento delle richieste d'autonomia proprio la funzione turistica che andava assumendo connotati sempre più marcati.

Il tratto costiero che congiunge Castro a S. Cesarea Terme è da considerarsi tra i più pittoreschi, con bellissime grotte: la Zinzulusa e la Romanelli sono le più importanti, per la rilevanza del materiale preistorico in esse ritrova­to; la grotta, detta Zinzulusa per la varietà dei colori che assume - gli zinzuli sono in forma dialettale gli stracci o indumenti variopinti esposti al sole. Attraversiamo Santa Cesarea Terme , che deve il suo nome pro­prio a quattro sorgenti (che sgorgano in altrettante grotte), utilizzate per le cure idroterapiche.

Porto Badisco nasconde nelle sue grotte dipinti e graffiti tra i più importanti d'Europa, raffiguranti scene di caccia, figure di cervi e di animali appartenenti all'epoca glaciale. Resti umani consentono di datare queste grotte dal 4000 al 2000 a.C, mentre oggetti di bronzo dimostrano che le grotte furono abitate anche in epoca successiva al neolitico.

Avvicinandosi ad Otranto la costa si fa più bassa; la cittadina si fa preannunciare dal colle della Minerva dove la chiesa di S. Francesco ricorda il sacrificio dei martiri. Il ben conservato centro storico con la famosa cattedrale e il castello aragonese, il porto, punto d'imbarco per la Grecia e Corfù e le attrezzature turistiche ne fanno senz'altro una meta culturale tra le più interessanti del Salento.

La costa a N di Otranto si presenta quasi ovunque bassa e sabbiosa con vaste pinete prospicienti il mare e prive d'insediamenti a carattere permanente; questa disponibilità di spazio ha portato progressivamente alla realizzazione di attrezzatissimi villaggi turistici.

Si attraversa quindi l'area interessata al Comprensorio di bonifica dei laghi Limini o Alimini (Alimini Grande e Alimini Piccolo) in cui è evidente una profonda umanizzazione del paesaggio con insediamento sparso e fiorente orticoltura (sono molto frequenti anche i vivai); non è raro che gli stessi contadini pongano in vendita i loro prodotti ai turisti promuovendo così un'integrazione funzionale tra attività primarie e turismo.

S. Andrea, Torre dell'Orso (dal cui sperone roccioso si domina l'incantevole spiaggia coperta dalla pineta), Roca Vecchia e San Foca sono tutte espressioni di un turismo che ha trasformato piccoli insediamenti di pescatori in località balneari ricadenti nel territorio comunale di Melendugno, dallo sviluppo edilizio tanto violento quanto disordinato. Il terreno in questo lembo del Salento è prevalentemente povero, nudo, utilizzato come pascolo o lasciato incolto; solo la costa con le sue spiagge e dune è occupata da pinete e da residue aree palustri come quelle delle Cesine (estesa oltre 600 ha), oasi WWF di grande importanza ricadente nel comune di Vernole.

Arriviamo a S. Cataldo, la spiaggia di Lecce, e quindi attraverso un lungo rettilineo, dopo aver costeggiato lo stadio comunale "Via del Mare" ed alcune attrezzature sportive, ritorniamo al capoluogo salentino e di qui a Bari.

Donato Dino Viterbo